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Albrecht Dürer: il pittore tedesco del Rinascimento

Albrecht Dürer

Pittore e matematico è considerato il maggiore rappresentante del Rinascimento tedesco, viaggia moltissimo e porta modernità all’arte del nord Europa, riunendo nelle sue opere caratteristiche della pittura italiana e fiamminga. Albrecht Durer nacque nel 1471 in una famiglia di orefici a Norimberga e dopo aver frequentato per alcuni anni la scuola entrò a far pratica nella bottega del padre dove imparò le tecniche di incisione sui metalli e l’amore per i grandi artisti dell’arte fiamminga. Nel 1484 disegnò a punta d’argento il suo “Autoritratto a tredici anni”, oggi conservato presso il Museo Albertina di Vienna. Il giovane talentuoso espresse la volontà di divenire pittore ed iniziò il praticantato preso la bottega di Michael Wolgemut, pittore e xilografo in Norimberga.

A partire dal 1490 e per i 4 anni successivi girò per il mondo, si recò a Colonia, Haarlem, Gand e Bruges, dove entrò in contatto con la pittura fiamminga, lavorando per mantenersi. Si recò a Colmar e a Basilea, dove divenne un abile illustratore. Lasciata Basilea, arrivò a Strasburgo nel 1493, il suo stile ormai maturo. Rientrato a Norimberga, sposò Agnes Frey per decisione paterna, ma il suo matrimonio non fu felice e non ebbe figli. Dipinse acquarelli e produsse molte incisioni su rame. Nel 1494 si recò in Italia per la prima volta, lasciando la giovane moglie sola a casa per più di un anno. Visitò il Tirolo, il Trentino, Padova, Mantova, Pavia fino a Venezia, dove non studiò le tecniche prospettiche ma venne attratto dagli abiti delle donne, dalle aragoste e dal corpo umano inserito nel suo spazio di movimento.

Tornando in patria si soffermò sul Lago di Garda e a Trento. Una volta a casa, nel 1495, decise di aprire una bottega dove la sua attività di xilografo e calcografo ebbe inizio, dato che la pittura non gli permetteva grandi guadagni. Di questo periodo sono le sue maggiori incisioni. Nel 1496 il Principe di Sassonia Federico secondo il Saggio commissionò diversi dipinti a Durer che finalmente iniziò la sua carriera di pittore. Ritrattista per nobili agiati, nel 1498 dipinse il celebre “Autoritratto con guanti”, oggi conservato al Museo del Prado di Madrid, dove si rappresenta come gli artisti conosciuti a Venezia, umanisti di grande cultura ed eleganti nel vestire. Acquarelli ed incisioni si susseguono, le tecniche sono sempre più affinate, i colori e l’influenza della luce su di essi diventano importanti. Nel 1504 dipinse, su commissione di Federico il Saggio, “L’adorazione dei Magi”, oggi conservato agli Uffizi a Firenze. L’anno seguente intraprese un altro viaggio in Italia, probabilmente per sfuggire a un’epidemia, oltre che per approfondire gli studi sulla prospettiva ed immergersi in un ambiente culturalmente vivo.

Grazie ai suoi lavori, incisioni e dipinti, il talento di Durer era adesso riconosciuto in tutta Europa. Il soggiorno italiano durò un paio di anni. Rientrando in patria continuò a studiare la prospettiva e ricevette molte commissioni di dipinti per pale di altari e incisioni. La madre ed il suo maestro morirono a distanza di tre anni e dal 1512 Durer iniziò a lavorare per Massimiliano primo, fino alla morte di quest’ultimo nel 1519. Partì allora nel 1520 per i Paesi Bassi, con la moglie Agnes, dove Carlo quinto lo confermò al suo servizio. Ammirò i capolavori della pittura fiamminga e si avvicinò alla dottrina protestante; rientrò a Norimberga malato di malaria e morì nel 1528, lasciando la moglie molto ricca.

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