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  • Caspar David Friedrich - Albero solitario. Stampa su tela
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Caspar David Friedrich - Albero solitario. Stampa su tela

Albero Solitario

Un'imponente quercia è protagonista della scena: l'albero solitario e possente si erge in primo piano, ricordandoci una statua. L'artista, trasgredendo tutte le leggi classiche della pittura, impone il grande arbusto in primo piano come asse centrale, facendogli assumere il ruolo di mediatore tra cielo e terra, tra trascendente e mondano.
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P-267

Scheda tecnica

Misure
cm. 80x100
1 - Caratteristiche e proprietà
Telaio in legno di abete con bordi arrotondati da cm. 3,0 di spessore
2 - Caratteristiche e proprietà
Già pronto per essere appeso
3 - Caratteristiche e proprietà
I bordi sono finiti sui lati
4 - Caratteristiche e proprietà
Tela lavabile e resistente ai raggi UV
Note
Prodotto importato
Dipinto del 1822, oggi conservato allo Staatliche Museen a Berlino. Autore dell'opera è Caspar David Friedrich, esponente dell'arte romantica e considerato uno dei più importanti rappresentanti del "paesaggio simbolico": la sua pittura si concentrava su un'attenta osservazione dei paesaggi tedeschi e soprattutto dell'effetto che luce aveva su essi. "Albero solitario" fu commissionato a Friedrich dal mecenate e collezionista d'arte Heinrich Wagener. Un'imponente quercia è protagonista della scena: l'albero solitario e possente si erge in primo piano, ricordandoci una statua. Sopra l'albero le nuvole si incontrano come a formare una cupola. Sullo sfondo un paesaggio erboso con gruppi di alberi, stagni e villaggi si estende ai piedi delle montagne. L'artista, trasgredendo tutte le leggi classiche della pittura, impone il grande arbusto in primo piano come asse centrale, facendogli assumere il ruolo di mediatore tra cielo e terra, tra trascendente e mondano. La quercia è simbolo della forza della vita: ha resistito a forti venti e intemperie e, nonostante le punte dei suoi rami siano state mozzate dalla potenza della natura, essa è ancora in piedi, in tutta la sua grandezza. L'artista non dipingeva all'aperto, ma al chiuso nel suo studio, basandosi sui ricordi delle sue osservazioni e affidandosi all'immaginazione. Una delle massime di Friedrich era la seguente: «Il pittore non dovrebbe dipingere solo ciò che vede davanti a sé, ma anche ciò che vede dentro di sé. Se dentro di sé non vede nulla, allora eviti anche di dipingere ciò che vede davanti a sé». L'artista era convinto che una vallata, un triste cimitero, o semplici immagini di alberi potessero sprigionare un magnetismo e una forza soprannaturale da lasciare a bocca aperta. I suoi quadri proiettano una luce accecante, misteriosa e metafisica sulla natura e sugli oggetti che la circondano. Una volta passati di moda gli ideali romantici, Friedrich iniziò ad essere considerato una figura tanto eccentrica quanto malinconica, al di fuori degli ideali del tempo. Negli ultimi vent'anni di vita la sua reputazione andò lentamente scemando, e nel 1820 decise di continuare la sua vita in isolamento, tanto che fu definito dai suoi amici: «il più solitario dei solitari».

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