Sconto per te!

Il Graffitismo

Pubblicato il: comment Commenti: 0 favorite Visualizzazioni: 57

Iniziano a correre sulle rotaie, negli anni ’70 in America, i primi treni che trasportano scritte, colore, arte.

I muri che compongono New York si riempiono di nuovi colori e nuove storie.

TAKI 183, Rammellze i primi writers che corrono per le vie, saltano sui treni, sulle metro, solo per lasciare un segno del loro passaggio.

L’irrequietezza che trascolora dalle loro bombolette in continua pressione è un ritmo irrefrenabile che si attacca ad ogni elemento fermo della città.

Il sentimento è la necessità di urlare sé stessi. Nella grigia totalità della società industriale avanzata, dove l’uomo non è altro che un mero strumento senza volto per il mercato, la classe povera, inabissata dal sistema nel buio profondo delle periferie decide di esaltare l’individualismo.

Sarà sfruttando l’effetto icona delle vetrine, dei cartelloni pubblicitari o delle posizioni favorevoli dei muri che artisti come Keith Haring, Basquiat, Obey porteranno i loro disegni, le loro parole alle vette del panorama artistico. Trasportando ciò che era nato in strada senza nessun possedimento, nelle gallerie dove circolavano gli uomini che erano padroni d’ogni cosa.

É rivoluzione sociale, il graffitismo.

Gli uomini abbandonati fra le strade sporche di grasso, immerse nell’ombra, seguono gli squarci di cielo che si scorgono dalle pozzanghere. La luce è lontana, le vite sono carcasse, accatastate le une sulle altre nel cemento.

Dove tutto sembra senza vita, senza voce, destinato a morire nell’impotenza dello scarto, nasce l’inarrestabile impulso di affermare la propria essenza. Spargere il proprio colore su qualsiasi superficie disponibile è movimento, è la voce di uno strato sociale che non permetterà di essere dimenticato. Riuniti in gruppi le crew provavano la loro esistenza scrivendola sui muri, protestando in modo netto contro un governo incapace di controllare il loro mondo, che è totale distacco da ciò che l’arte era capace di accettare una definitiva rottura con strumenti e tecniche tradizionali. L’ espressione di esistenze che non sono parte di ciò che si nota che si considera degno di attenzione, ma che è prosodia di vita.

Contributo di Laura Gariglio – Liceo Artistico Giordano Bruno (Albenga) nell’ambito del programma di Alternanza Scuola–Lavoro. Referente del progetto: prof.ssa Simona Antonietta Damonte.

Commenti

Lascia il tuo commento