Le opere più importanti di Caravaggio

04/09/2017

Le opere più importanti di Caravaggio


Le opere più importanti di Caravaggio

Michelangelo Merisi, conosciuto come Caravaggio, iniziò la sua carriera a Milano, dove nacque nel 1571, a servizio di un'artista milanese, forse allievo di Tiziano. Quando arrivò a Roma, ormai come un astro nascente, incontrò il Cavalier d'Arpino che lo istruì. Andò in Sicilia e poi a Porto Ercole, fuori dai domini della Chiesa, dove poi morì nel 1610. Influenzato dalle scuole del nord (Lorenzo Lotto) e, dal punto di vista morale, da Carlo e Federico Borromeo. Esalterà la natura della Madonna. Cercherà di rappresentare la realtà e la natura violenta per far vivere anche allo spettatore il momento. Molto spesso nei volti dei Santi si riconoscono i volti di persone reali, ed è proprio per questo che non fu apprezzato dalla Chiesa. Alcune opere come "San Matteo e l'angelo" e "La morte della Vergine" furono respinte e comprate successivamente dai Gonzaga. Caravaggio verrà rivalutato solamente nel '900 dallo storico d'arte Roberto Longhi.

Ecco, nel seguente video, 5 opere di Caravaggio.

 Caravaggio

CANESTRA DI FRUTTA

Realizzata nel 1597, è una delle sue prime opere, oggi si trova a Milano. Non è molto grande: il soggetto subisce l'effetto dell'irradiazione ovvero più lo si guarda più tende a sembrare più grande. La struttura è caricata di morale, ogni soggetto ha un proprio significato. La canestra si trova sul bordo del tavolo per indicare la precarietà. A sinistra le foglie sono in germoglio, man mano che si prosegue, si aprono e fanno vedere i frutti freschi (come i fichi e l'uva con la rugiada). Infine ci sono le foglie morte, secche. Questo indica il ciclo della vita. Nel '600 c'era l'apoteosi della morte in quanto una costante di quell'epoca era il "memento mori". Il pittore inserisce nella perfezione l'imperfezione (il buco nella mela). L'intreccio di vimini indica l'intreccio della vita. Caravaggio voleva mostrare la realtà degli umili e questo provocava molte critiche.

CICLO DI S. MATTEO

Ciclo di tre quadri chiesti dalla Chiesa di S. Luigi dei Francesi, a Roma (tuttora ancora li). Nel primo c'è la Vocazione, nel secondo l'incontro con l'Angelo e infine il Martirio di San Matteo.

LA VOCAZIONE DI SAN MATTEO o CHIAMATA DI SAN MATTEO

La scena è ambientata in una taverna romana dove un fascio di luce proveniente da destra entra dalla finestra. Dio si rivela anche all'ultimo degli uomini. Due personaggi entrano da destra insieme alla luce naturale mentre Matteo rimane seduto con gli altri al tavolo. Tutti i personaggi sono vestiti come all'epoca; uno si porta gli occhiali sul naso mentre Matteo conta i soldi. Cristo, una delle due figure in piedi, indica il "santo" con un gesto autoritario. La luce illumina solo chi è chiamato (indica il libero arbitrio: se scegliere la chiamata o meno). La finestra chiusa può rappresentare l'animo. Toni di colore bianchi e neri. L'ambiente è spoglio, con pochissimi elementi per far concentrare l'attenzione sulle azioni degli uomini. Cristo rimane coperto dalla figura di San Pietro.

SAN MATTEO E L'ANGELO

La prima versione viene rifiutata dal Clero in quanto raffigura il Santo come un ignorante. L'angelo gli accompagna la mano come se non sapesse scrivere, con un atteggiamento di autorità. In primo piano si vedono le gambe accavallate di Matteo e i suoi grandi piedi sporchi e brutti. Quest'opera è stata distrutta da un bombardamento a Berlino durante la seconda Guerra Mondiale. Il problema principale era la troppo realistica rappresentazione umana del Santo, mentre doveva sembrare più eroico.

Nella seconda versione il Santo è appoggiato su uno sgabello in un ambiente spoglio. Dall'alto arriva l'angelo, avvolto in un panneggio a spirale, con un gesto delle mani sembra spiegare a Matteo ciò che deve fare. Quest'ultimo è rappresentato in modo realistico: il volto è di un anziano con le rughe, le unghie delle mani sporche. Si intravede una leggera aureola. La luce proveniente dall'angelo irrompe nelle tenebre.

MARTIRIO DI SAN MATTEO

Rappresenta tre momenti in uno per mirare a livello percettivo. Le persone si scansano dalla scena ognuna con un'espressione diversa mentre il carnefice ritrae il braccio per colpire. San Matteo tenta di difendersi con una mano alzata mentre l'altra è aperta in segno di rassegnazione. Dall'alto viene calato il martirio. La luce viene dall'esterno della tela, riflette sulla veste del Santo e colpisce il corpo del carnefice. Il volto di quest'ultimo è dubbioso, con la bocca aperta e lo sguardo incerto.

MORTE DELLA VERGINE

Realizzata nel 1606, segna un momento della vita di Caravaggio. Viene rifiutata dalla committenza di Santa Maria della Scala e successivamente acquistata dai Gonzaga sotto consiglio di Rubens. La Madonna ha destato scalpore sia perché mostra le caviglie nude e il ventre gonfio, sia perché ricorda una prostituta ritrovata morta lungo il fiume Tevere. Lavora su linee oblique per creare un rapporto tra il quadro e lo spettatore. La veste di Maria è rossa (tipico di Caravaggio) e l'aureola si intravede. Intorno a lei vi sono persone che piangono. Trapela l'idea di morte dell'artista: i morti sopravvivono mentre il dolore e la memoria permangono nei conoscenti. Nei primi piani degli apostoli si vedono atteggiamenti diversi e in uno di questi si pensa si sia autoritratto, in modo partecipe, lo stesso Caravaggio.

Contributo di Alice Di Giannantonio – Liceo Artistico Chiabrera Martini (Savona) nell’ambito del programma di Alternanza Scuola – Lavoro. Coordinatrice prof.ssa Silvia Sogno.